Mar 28, 2014
22 note

solofumo:

Ora sono inondata di disperazione quasi isterica, sull’orlo del soffocamento. Come se un grosso gufo nerboruto mi stesse accovacciato sul petto, con gli artigli arpionati stretti intorno al cuore.

Sylvia Plath, Diari

Mar 20, 2014
230 note
Ero una terra desolata anch’io,
dove non cresceva mai un fiore,
ero un’erba sconfitta
e pur essendo primavera
mi aveva rapito l’inverno.
Per anni non vidi l’alba
e neanche conobbi la tenebra.
Per anni fui indecisa
se il bene e il male fossero fratelli.
Alda Merini 

(Fonte: pedagogicamenteparlando, via sottigliezze)

Mar 11, 2014
311 note
Ti dedico i miei occhi,
le mie labbra,
i miei denti.
Le poesie?
Che te ne fai delle mie poesie
scritte perché non sapevo tacere?
Che te ne fai delle mie poesie
che non ti possono amare?
Resta col mio ti Amo
che sopravviverà a tutte le mie
lamentevoli nenie,
a tutte le mie trasformazioni.
Resta accanto ai miei occhi.

Izet Sarajlić 

(Fonte: solofumo)

Mar 11, 2014
4 note
Tempo fa una mia amica voleva raccontarmi un aneddoto sessuale che la riguardava. A me piacciono moltissimo gli aneddoti e il fatto che fosse sessuale non mi disturbava per niente. A un certo punto, però, si ferma e mi dice «no, a te non lo dico. Tu sei uno che giudica». Al momento non ho saputo controbattere, purtroppo non sono mai stato uno con la risposta pronta. Mi sono limitato a implorarla.
Ieri, intanto che passavo l’aspirapolvere, mi è venuto in mente quello che avrei dovuto risponderle. Peccato che siano passati otto anni. Prendo l’aspirapolvere per il collo e la guardo dritta nel bocchettone: «che cazzo vuol dire che sono uno che giudica?» le dico. «Ma se l’hai raccontato a tutti! Anche al salumiere! Il salumiere per caso non giudica? Tutti giudicano! Non è che uno può dire: guarda, visto che sei tu, sospendo il giudizio. Già dire che non ti piace essere giudicata è una scemenza. Vuoi dire che non ti farebbe piacere essere giudicata una persona in gamba, brillante, acuta e sempre e comunque un’impareggiabile sex symbol? Ora per coerenza ti viene da rispondermi che la cosa ti lascerebbe indifferente. Ti prego, non farlo. Ti giudicherei un’idiota. Dimmi invece che non ti piace essere giudicata male. Questo ha senso. A nessuno piace essere giudicato male, mentre a tutti piace essere giudicati bene. È normale. Se c’è qualcuno a cui non frega niente di essere giudicato bene o male (beato lui), questo qualcuno è anormale. Fortunato, ma anormale. Come uno con due nasi, tutti e due perfettamente funzionanti. Nota la finezza, ho detto nasi. La storiella del non giudicare il prossimo è una scemenza inventata da Gesù: “non giudicare e non sarai giudicato”. Che scemenza. Che cosa vuol dire? È come dire non pensare e non sarai pensato. Non si può non pensare. Bene o male tutti pensano. Tutti pensano e tutti giudicano. Tutti. Anche quelli a cui hai spiattellato senza scrupoli da educanda tutti i cazzi tuoi, salumieri compresi. Alcuni ti avranno giudicata bene, altri male, chi lo sa? Ma anche se sono rimasti impassibili o hanno cambiato discorso, ti hanno comunque giudicata. Giudicata e bollata, avanti un altro. Quindi non venirmi a dire che a me non lo racconti perché io giudico. La differenza fra me e il salumiere non è che io giudico e lui no, ma che lui giudica e fa finta di niente, mentre io giudico e te lo dico. Lui pensa che sei un’idiota e intanto ti sorride, mentre io penso che sei un’idiota e ti dico chiaro e tondo che sei un’idiota. La differenza fra me e quelli con cui ti piace aprirti e confessarti è che loro sono degli ipocriti, mentre io no. È uno dei pochi difetti che non ho. Quindi, guarda, se vuoi l’unica cosa che puoi dirmi è: “a te questa cosa non la dico perché non sei abbastanza ipocrita, a me piace confidarmi solo con ipocriti di merda”».
Questo avrei dovuto dirle. Se imparassi a rispondere subito a tono, non impiegherei così tanto tempo a pulire casa.
IN COMA È MEGLIO: ANCHE SE IN FONDO NON VOGLIO SAPERLO 

(via nonhounacasa)

Feb 22, 2014
3 note
Forse ho capito cosa ti perseguita,
che infesta le tue notti solitarie,
penso di averlo visto mille volte,
abita nei fumetti e nei cartoni,
nelle comiche del cinema muto,
l’aspetto è quasi caricaturale,
sembra una gag, ma è una faccenda seria.
Il suo nome è Fantasma Lenzuoloforo.
Quando ti stendi sotto le coperte
ti stai avvolgendo in realtà in uno spettro
travestito da letto ad una piazza.
Non ti aggredisce subito, è un vigliacco,
resta acquattato finché la tua mente
si sfarina in corpuscoli di luce
e si sfalda in insulsi fotogrammi,
fin quasi ad assopirsi, e proprio quando
eri arrivata alla soglia del sonno,
nell’istante in cui sei più disarmata,
ti getta addosso pessimismo ed ansia,
docce scozzesi di brutti pensieri,
fa straripare all’improvviso oscuri
sensi di colpa, fallimenti, scacchi,
ingigantisce tutto, fa sembrare
un delitto la multa non pagata,
catastrofe il tuo esame di domani.
Di colpo la tua vita è una sconfitta,
sbarri gli occhi nel buio, non hai pace.
Si serve di trucchetti, ti spaventa
con effetti speciali da due lire,
un rubinetto perde gocce in bagno,
come la bava di uno stupratore,
non hai il coraggio di andare a vedere,
la finestra che cigola in salotto
è uno zombie venuto a divorarti,
hai paura ad accendere la luce.
La cura è andare a letto molto stanca,
abbattersi di schianto sul guanciale.
Oppure un bell’esame di coscienza
e una preghiera all’angelo custode.
Forse ho capito cosa mi perseguita,
che infesta le mie notti solitarie
e non scherza nemmeno dopopranzo.
È una tendina di aria colorata,
una specie di fine velatura,
diapositiva semitrasparente,
ma non davanti agli occhi, direi dentro,
dietro la retina, sul nervo ottico.
Il suo nome è Fantasma Sdolcinogeno.
Per esempio, sapessi quante volte,
esco di casa a prendere il giornale,
attraverso la strada sulle strisce,
e all’improvviso vengo rapinato
da una banda di immagini romantiche,
ti vedo nuda, in piedi, sorridente,
nuda con una punta di imbarazzo,
le mani e gli avambracci dietro i fianchi.
Ti vedo mentre giochi ad acchiappare
al volo con la bocca una mentina,
solo che al posto della caramella
è il mio seme che schizza su e ricade.
Ti vedo che non chiudi affatto gli occhi,
mi fissi le pupille, faccia a faccia,
nell’istante in cui il cazzo ti entra dentro.
Ti vedo con il volto deformato
dall’orgasmo, le palpebre glassate
di sperma che ti cola sulle guance.
Ti vedo che sgambetti a quattro zampe
in cerca delle calze sotto il letto
e scodinzoli il sedere per scherzo
prima di reinfilarti le mutande.
Lo so, sono un po’ troppo sdolcinato,
non posso farci niente se il tuo spettro
ha fatto di me un sentimentalone.
La cura è masturbarmi molto spesso.
Magari sbaglio, però ci sarebbe,
se sei d’accordo, terapia migliore:
fare l’amore, io e te, tantissimo.
Tiziano Scarpa, Ghosts (via violentafiducia)
Feb 18, 2014
23 note
Quando sono in compagnia parlo e straparlo a dirotto. Non è che mi piaccia, ma non conosco altro modo per impedire agli altri di parlare.
G. Bufalino, Bluff di parole

(Fonte: uncertainplume)

Feb 10, 2014
229 note
Mi sentivo ed ero un libro con righe chiare di parole sensibili e taglienti, nessuno sapeva intravedere le fraligità, si pungevano e andavano via, sono sempre stata e mi son sempre sentita come un libro aperto, circondato da analfabeti.
Sylvia Plath  

(Fonte: egocentricacomeigatti, via lapolaroidiuntuffo)

Feb 8, 2014
163 note
Ti prego chiamami adesso mentre piove e l’aria è fredda e sono giorni che cammino senza meta portandoti nel cuore.
Vinicio Capossela (via layura)

(via violentafiducia)

Feb 6, 2014
65 note
L’unica cosa che mi era concessa era prendermi cura, riempiendolo di fiori, del piccolo vaso che portavo dentro di me.
B. Yoshimoto, “Il coperchio del mare”  

(Fonte: nudehearth, via rizomatica)

Gen 28, 2014
4 note
l’amore è finito
fa come ti pare
è finito anche il vino
è finito anche il fumo
la felicità non esiste
ma te la regalo
tu fanne buon uso
se puoi
se non puoi
fa finta di niente
che tanto è tutta una finta
anche queste parole
lo spazio infinito è finito
quando esci chiudi la porta
fa piano.
Guido Catalano | Fa freddo fa gatto fa cane 

(Fonte: nessunomifaradelmale)

Gen 19, 2014
186 note
Mi accorgevo di avere la pelle d’oca.
Senza una ragione,dato che non avevo freddo.
Era forse passato un fantasma su di noi?
No, era stata la poesia.
Una scintilla si era staccata dal poeta e mi aveva dato una scossa gelida.
Avevo voglia di piangere; mi sentivo molto strana.
Avevo scoperto un nuovo modo di essere felice.
Sylvia Plath

(Fonte: malinconialeggera, via solofumo)

Gen 19, 2014
470 note
Ci sono parecchi libri che dopo averli letti mi hanno lasciato per sempre diverso da com’ero prima, e penso che tutta la buona letteratura in qualche modo affronti il problema della solitudine e agisca come suo lenitivo. Siamo tutti tremendamente, tremendamente soli. Ma c’è qualcosa, quantomeno nei romanzi e nei racconti, che ti permette di entrare in intimità con il mondo, e con un’altra mente, e con certi personaggi, in un modo in cui non puoi proprio farlo nel mondo reale.
David Foster Wallace intervistato da Hugh Kennedy e Geoffrey Polk in Un antidoto contro la solitudine (via minimumfax)

(via interstizi)

Gen 13, 2014
245 note
Avrebbero fatto l’amore, e lei avrebbe riso e poi sussultato, con quei respiri alti e totali, dove il petto agonizzava e pigliava l’aria migliore, quella per cui valeva la pena aver imparato appena nata a respirare.
Nessuno si salva da solo - M. Mazzantini 

(Fonte: pantherain)

Gen 13, 2014
64 note
E’ un incubo. Non c’è sole. C’è soltanto un moto continuo. Se mi fermo, se mi esamino nell’intimo, divento pazza. C’è dentro di tutto, e io non so quale direzione prendere, trascinata come una pagliuzza contro orizzonti troppo lontani perché li possa raggiungere.
Sylvia Plath 

(Fonte: sognoedisincanto, via solofumo)

Gen 10, 2014
371 note

Si sta come sul letto

A toglierci le voglie.

G. Ungaretti (live)

(Fonte: nicolecircus)

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