Un dito che sfiora la nuca. La specie più dolce di sorriso.
Italo Calvino
Io e te,
sdraiati in un letto qualunque,
in un posto qualunque.
Uno sull’altro,
a viziarci.
 Charles Bukowski
Non dare mai tante spiegazioni. La gente non si fida di quelli che danno tante spiegazioni. Prendi un appunto, ragazzo: “Mai dare tante spiegazioni”.
David Foster Wallace, Lyndon
Ho paura. Non ho consistenza, sono vuota. Dietro gli occhi sento una caverna pietrificata, inerte, un abisso infernale, un nulla che scimmiotta. Non ho mai pensato. Non ho mai scritto, mai sofferto. Voglio uccidermi, sfuggire alle mie responsabilità, strisciare di nuovo nell’utero. Non so chi sono, né dove sto andando - e proprio a me tocca rispondere a queste terrificanti domande. Anelo a una nobile scappatoia dalla libertà - sono debole e stanca, mi ribello alla forte, costruttiva fede umanitaria che presuppone un intelletto e una volontà sani e produttivi. Non c’è posto dove andare - non a casa, dove starei a lamentarmi e a piangere in modo grottesco aggrappata alle sottane di mia madre, come una sciocca - non dagli uomini, dai quali più che mai mi aspetto ordini severi, definitivi, paterni - non in una chiesa, che è tollerante, libera - no, mi rivolgo stancamente alla dittatura totalitaria, dove sono assolta da ogni responsabilità personale e posso sacrificarmi in uno “sfogo di altruismo” sull’altare della Causa con la “C” maiuscola.
E adesso me ne sto seduta qui, quasi in lacrime, spaventata, a guardare il dito che scrive sulla parete la mia vuota inutilità e mi condanna - Dio, da dove arriverà la forza unificatrice? La mia vita fino ad ora sembra pasticciata, inconcludente, disordinata: ho organizzato male i corsi, ho messo in atto una strategia senza regole uniformi - mi sono esaltata per le mie potenzialità, eppure ne ho tarpate alcune per privilegiarne altre. Sto sprofondando nel negativismo, nell’odio verso me stessa, nel dubbio, nella follia - e non sono nemmeno abbastanza forte da semplificare le cose rifiutando la routine, la ripetizione automatica degli atti.
Sylvia Plath, Diari 

Dall’ondeggiante oceano, la folla, venne teneramente a me una goccia,
mormorando Io ti amo, tra non molto morirò ho fatto un lungo viaggio solo per guardarti, toccarti, perché non potevo morire sinché non ti avessi guardato, perché temevo di poterti poi perdere.

Ora ci siamo incontrati, ci siamo guardati, siamo salvi, ritorna in pace all’oceano mio amore, anch’io sono parte di quell’oceano amore, non siamo così
separati,
considera il grande globo, la
coesione di tutto, quanto è perfetta!
Ma per me, per te, il mare irresistibile deve separarci, e se per un’ora ci tiene lontani, non può tenerci lontani
per sempre;
non essere impaziente — un istante — sappi che io saluto l’aria, l’oceano e la terra,
ogni giorno al tramonto per amor
tuo, amore.

Walt Whitman 
walt whitman,

Ascoltavo la pioggia
domandare al silenzio
quanti nastri di strade
annodavano il cuore.

E la pioggia piangeva
asciugandosi al vento
sopra tetti spioventi

di desolati paesi.

—  Alda Merini
alda merini,
cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
Italo Calvino